{"id":5019,"date":"2018-03-26T21:37:26","date_gmt":"2018-03-26T21:37:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operalapira.it\/?p=5019"},"modified":"2025-04-18T20:49:00","modified_gmt":"2025-04-18T18:49:00","slug":"la-gioia-dellincontro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/operalapira.it\/?p=5019","title":{"rendered":"La gioia dell\u2019Incontro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><strong>L\u2019accoglienza tra relazione e paure<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right; padding-left: 30px;\"><em>\u201cIl dialogo nasce da un atteggiamento di rispetto verso un\u2019altra persona,<\/em><br \/>\n<em>dalla convinzione che l\u2019altro abbia qualcosa di buono da dire; presuppone<\/em><br \/>\n<em>fare spazio, nel nostro cuore, al suo punto di vista, alla sua opinione e<\/em><br \/>\n<em>alle sue proposte. Dialogare significa un\u2019accoglienza cordiale e non una<\/em><br \/>\n<em>condanna preventiva. Per dialogare bisogna sapere abbassare le difese,<\/em><br \/>\n<em>aprire le porte di casa e offrire calore umano\u201d<\/em><br \/>\n<em>(Papa Francesco, Il cielo e la terra)<\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 16px;\">&#8220;Accogliere&#8221; sembra, oggi, divenuto un termine divisivo, secondo il quale classificare l\u2019appartenenza politica, se non partitica, dei cittadini a seconda di come essi si approcciano all&#8217;accoglienza e alle sue conseguenze politiche, economiche e sociali. Certo \u00e8 che l\u2019accoglienza rappresenta uno dei grandi temi del nostro tempo e le azioni, politiche e sociali, che la caratterizzeranno oggi avranno importanti conseguenze per il tipo nella costruzione della comunit\u00e0 del prossimo futuro. Proprio per queste ragioni riteniamo che il dibattito attuale sull&#8217;accoglienza sia parziale, fuorviante e insufficiente ad affrontare in maniera seria e costruttiva le sfide del tempo presente. Dunque, stimolati dalle esperienze vissute durante la Tre Giorni svoltasi a Palermo lo scorso ottobre, abbiamo sentito la necessit\u00e0 di approfondire questo tema, cercando di offrire una visione di pi\u00f9 ampio respiro e, allo stesso tempo, riflessioni che tocchino la quotidianit\u00e0 di ciascuno come cittadino e come cristiano. In particolare ci siamo interrogati sul senso profondo di questo gesto e sul ruolo che noi cristiani siamo chiamati a svolgere in un momento storico in cui la capacit\u00e0 di saper accogliere risulta certamente decisiva. La nostra riflessione si sviluppa, innanzitutto, dalla premessa fondamentale di non considerare l\u2019accoglienza solo con riferimento a persone necessariamente diverse e distanti da noi, siano queste i poveri, gli emarginati, o i migranti. Essi sono oggi proposti, in modo quasi ossessivo, dai mezzi di comunicazione come gli unici soggetti verso cui rivolgerci. In realt\u00e0, siamo convinti che l\u2019accoglienza nasca ben prima e debba essere diretta a tutti, vicini e lontani, in un continuo sforzo di ricerca delle povert\u00e0 e debolezze di chi ci sta accanto.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 16px;\">Che cosa significa per\u00f2 accogliere? Siamo soliti immaginare questo gesto come un atto di compassione di un soggetto, in posizione di forza, nei confronti di qualcuno pi\u00f9 debole, quasi come si trattasse di una gentile concessione. In realt\u00e0 chi accoglie rende partecipe di qualcosa di proprio, si offre, si spalanca verso l\u2019altro diventando un tutt\u2019uno con lui; la piena accoglienza nasce infatti come un movimento simmetrico, un gesto che pone in discussione entrambe le parti e che, come tale, richiede innanzitutto una piena consapevolezza di se stessi. Papa Francesco, all\u2019interno della <\/span><em style=\"font-size: 16px;\">Evangeli Gaudium<\/em><span style=\"font-size: 16px;\">, sottolinea la necessit\u00e0 di un\u2019apertura verso l\u2019altro che non pu\u00f2 prescindere dal mantenersi fermi nelle proprie convinzioni pi\u00f9 profonde, con identit\u00e0 \u201cchiara e gioiosa\u201d, aperta alla comprensione dell\u2019altro: accogliere dunque ma senza dover, per questo, rinnegare ci\u00f2 che siamo. Ed \u00e8 forse proprio la paura di dover rinunciare a qualcosa di se stessi, come ai propri progetti o alle proprie abitudini, per far posto all\u2019altro, che ci spaventa e ci limita. Diventa cos\u00ec essenziale, in ciascuna relazione in cui siamo chiamati ad accogliere, interrogarsi su quali siano i timori che proviamo nello stabilire una relazione con un\u2019altra persona, saper ricercare se vi siano motivazioni reali ed oggettive che ci impediscano di accettare pienamente questa sfida; cos\u00ec facendo ci potremmo rendere conto che spesso siamo di fronte a paure irrazionali. Per giungere a tale consapevolezza \u00e8 inevitabile interrogarsi sulle reali ragioni che stanno alla base del nostro accogliere; non \u00e8 semplice comprendere se la nostra apertura verso l\u2019altro nasca come un atto di piet\u00e0 e rispetto nei confronti della persona o se vi siano ragioni pi\u00f9 profonde alla base di questo sforzo, di questa tensione. Questo \u00e8 quello che richiede una reale accoglienza, l\u2019invito a porsi continuamente in discussione, a ricalcolare costantemente il percorso della nostra vita: aprirsi all\u2019altro per rinnovare la nostra routine, farci uscire dalla nostra zona di comfort ed arricchire la nostra vita. Riusciamo davvero a non rimanere indifferenti all\u2019altro, ad essere realmente interessati alla condizione di chi ci troviamo accanto? Crediamo davvero alla necessit\u00e0 di fermarci e farci \u201ctoccare\u201d da esso? Sappiamo quindi trovare lo spazio ed il tempo per concretizzare questo interesse? L\u2019obiettivo, che certamente non saremmo sempre in grado di raggiungere, \u00e8 quello di un\u2019accoglienza che supera la semplice, seppur sacrosanta, buona educazione. Chiaro esempio \u00e8 la relazione tra due amici, che non hanno pi\u00f9 bisogno di regole di buon costume, limitazioni e vincoli ma si accolgono con la naturalezza che tale vicinanza comporta. La ricerca della vera motivazione che ci sostiene nella relazione con l\u2019altro a noi prossimo, ed in modo ancor pi\u00f9 eclatante con il povero o l\u2019emarginato, non pu\u00f2 essere solo il frutto di una buona condotta o di un atto di buon costume. Accogliere da un punto di vista cristiano significa amare l\u2019altro come se stessi, saper riconoscere il Corpo di Cristo che si lascia ritrovare nei volti e nelle persone dei fratelli pi\u00f9 deboli: questa \u00e8 la vera ricchezza dell\u2019accoglienza, l\u2019opportunit\u00e0 unica ed irripetibile che il contatto con l\u2019altro pu\u00f2 donarci. Vissuta in quest\u2019ottica l\u2019accoglienza \u00e8 davvero un dono irrinunciabile per entrambe le parti, non un gesto compiuto da qualcuno e passivamente accettato dall\u2019altro. Una chiara consapevolezza del motivo che ci porta ad aprirci all\u2019altro rappresenta anche uno scopo di primaria importanza per la vita ed il futuro delle nostre associazioni; ci \u00e8 infatti richiesto un profondo esame di coscienza e di autocritica: sappiamo davvero essere comunit\u00e0 accoglienti? Sappiamo far vivere le persone all\u2019interno delle nostre realt\u00e0 ecclesiali come fratelli pienamente inseriti nel contesto o pi\u00f9 spesso li percepiamo come dei semplici componenti di un ingranaggio? <\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 16px;\">Comprendendo che l\u2019incontro con l\u2019altro, seppur lontano e diverso da noi, e di conseguenza anche l\u2019incontro con Dio, sono il fine pi\u00f9 vero dell\u2019accoglienza, saremmo in grado di creare comunit\u00e0 aperte e coese, accomunate dalla stessa identica ricerca. Prendiamoci dunque l\u2019impegno di creare occasioni d\u2019incontro e di accoglienza nelle nostre comunit\u00e0 e, soprattutto, non limitiamoci a parlarne perch\u00e9 l\u2019accoglienza \u00e8 una concreta scelta di vita che non si limita ad adesioni ad idee astratte o a mere dichiarazioni.<\/span><br \/>\nda Prospettive 162, Editoriale<br \/>\n4\u00b0 trimestre 2017<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019accoglienza tra relazione e paure &nbsp; \u201cIl dialogo nasce da un atteggiamento di rispetto verso un\u2019altra persona, dalla convinzione che l\u2019altro abbia qualcosa di buono da dire; presuppone fare spazio, nel nostro cuore, al suo punto di vista, alla sua opinione e alle sue proposte. Dialogare significa un\u2019accoglienza cordiale e non una condanna preventiva. 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