{"id":4853,"date":"2018-02-11T21:45:02","date_gmt":"2018-02-11T21:45:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.operalapira.it\/?p=4853"},"modified":"2018-02-11T21:45:02","modified_gmt":"2018-02-11T21:45:02","slug":"cattolici-e-politica-criteri-per-una-nuova-stagione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/operalapira.it\/?p=4853","title":{"rendered":"Cattolici e politica: criteri per una nuova stagione"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>Incontro con Guido Formigoni <\/em><\/strong><br \/>\n<em>\u00a0<\/em><br \/>\nNegli ultimi mesi appare insistito il richiamo\u00a0all&#8217;esigenza di nuovi e coerenti impegni in politica\u00a0di laici cattolici. Ha cominciato papa Benedetto\u00a0XVI a Cagliari nel settembre del 2008, parlando di\u00a0\u00abuna nuova generazione di laici cristiani impegnati,\u00a0capaci di cercare con competenza e rigore morale\u00a0soluzioni di sviluppo sostenibile\u00bb. La tesi \u00e8 stata\u00a0ripresa pi\u00f9 volte in sede Cei dal cardinal Bagnasco:\u00a0da pi\u00f9 parti si parla di una \u00abripresa\u00bb, di un nuovo\u00a0inizio possibile.\u00a0Insomma, a quindici anni giusti dalla certificazione\u00a0gerarchica della fine dell&#8217;unita politica dei cattolici\u00a0(si ricordi l&#8217;intervento di papa Giovanni Paolo II al convegno ecclesiale di Palermo, succeduto all&#8217;ultima e decisiva scissione del Partito popolare italiano), sembrerebbe di sentire nell&#8217;aria una gran voglia di chiudere una parentesi. Corre il giudizio su un sostanziale fallimento di questa stagione, caratterizzata da confusione, smarrimento, incertezza e alla fine perdita di \u00abrilevanza\u00bb (parola chiave pi\u00f9 volte citata) per i cattolici nella politica italiana. Il\u00a0richiamo rischia per\u00f2 di restare singolarmente vago e astratto, se non accompagnato da qualche scelta coerente. L&#8217;unica cosa certa e che sembra avvertirsi a livello di base pastorale un certo rilancio\u00a0delle esperienze di formazione all&#8217;impegno sociale e politico che dopo la stagione forte degli anni\u00a0&#8217;80 sembravano essere progressivamente messe ai\u00a0margini. Un po&#8217; poco, per\u00f2. Quindi, qualche ragionamento\u00a0di metodo non sembrer\u00e0 ininfluente per accompagnare l&#8217;accorato appello che ci viene dai vertici ecclesiali.<br \/>\n<strong>1<\/strong><strong>. <\/strong><strong>Ci vuole un ripensamento sul passato.<\/strong><br \/>\nCio\u00e8 proprio quello che \u00e8 mancato nel 1995. Si e\u00a0cambiata strategia di vertice senza un processo di\u00a0accurata verifica di quello che era successo. Cio\u00e8\u00a0dell&#8217;esaurimento della lunga stagione della prevalente unit\u00e0 dei cattolici italiani nella Dc. Occorre\u00a0sedimentare un giudizio maturo su quella lunga parabola, che esca da giustificazionismi apologetici e da polemiche astiose (cosa che non sembra ancora facile). Ma soprattutto occorre indagare sul motivo\u00a0della conclusione di quella storia, uscendo dai\u00a0luoghi comuni sui complotti dei magistrati cattivi\u00a0o sulle debolezze di singoli protagonisti. La crisi\u00a0della Dc era gi\u00e0 in corso da molti anni. E per capire\u00a0la crisi proporrei di ragionare soprattutto su due\u00a0elementi. In primo luogo, il fatto che la sintesi ideologica\u00a0e programmatica della Dc era per molti versi\u00a0superata dai fatti, in parte perch\u00e9 realizzata e positivamente\u00a0divenuta patrimonio comune della democrazia, in parte perch\u00e9 ridotta a incoerente appello a un\u00a0discorso valoriale astratto (si pensi alla retorica sulla\u00a0famiglia, cui non seguivano provvedimenti coerenti).\u00a0In secondo luogo, il motivo per cui &#8211; di fronte all&#8217;evoluzione\u00a0bipolare della democrazia italiana, coerente a\u00a0schemi europei -le ragioni del convergere dei cattolici si siano manifestate cosi deboli, tanto da creare una dinamica centrifuga per cui i pezzi del partito si sono dislocati su posizioni contrapposte.<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><strong>C<\/strong><strong>i <\/strong><strong>v<\/strong><strong>uole un<\/strong><strong>&#8216;<\/strong><strong>attit<\/strong><strong>u<\/strong><strong>dine alla coerenza nell<\/strong><strong>a <\/strong><strong>lib<\/strong><strong>e<\/strong><strong>r<\/strong><strong>t\u00e0<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>La coerenza tra la fede e le opere \u00e8 fondamentale anche in politica. Il rischio del \u00absecolarismo\u00bb, cio\u00e8 del cedimento verso \u00abil mondo\u00bb che renda irrilevante la fede \u00e8 uno degli ostacoli strutturali del cristiano nella\u00a0storia. Il cristiano deve sempre trovare nella coscienza\u00a0le ragioni della propria coerenza con la figura di\u00a0Cristo Signore della vita e della storia (non con una\u00a0ideologia, quindi, un discorso astratto). La coerenza \u00e8 anzitutto questione di virt\u00f9 vissuta, pi\u00f9 che di\u00a0adesione a uno schema di pensiero. Ma, d&#8217;altra parte,\u00a0la coerenza non po\u2019 essere intesa come semplice\u00a0attitudine alla ripetizione delle posizioni di principio\u00a0espresse dal magistero 0 dalla dottrina sociale della Chiesa. Tale dottrina, lo ha bene espresso papa Giovanni Paolo II, \u00e8 un aspetto della teologia morale, e\u00a0una riflessione alla luce del Vangelo che discrimina\u00a0alcuni principi essenziali di una presenza nella storia.\u00a0Ma il compito politico inizia precisamente quando\u00a0questo patrimonio finisce. Si tratta infatti di dare ai\u00a0\u00abvalori non negoziabili\u00bb elencati nei classici richiami magisteriali uno sviluppo e una concretizzazione che li rendano passibili di traduzione istituzionale (perch\u00e9 non basta la coerenza personale ma occorre mutare\u00a0lentamente le istituzioni collettive alla luce del \u00abdover\u00a0essere\u00bb che i valori richiamano) e di costruzione di un consenso democratico nell&#8217;agone politico (perch\u00e9 si\u00a0pu\u00f2 anche talvolta ricorrere alla mera testimonianza, ma la logica dell&#8217;azione politica chiede di cercare in\u00a0primo luogo l&#8217; efficacia del \u00abbene possibile\u00bb concretamente\u00a0raggiungibile). E per compiere fino in fondo\u00a0questa percorso ci vuole libert\u00e0 di sperimentazione e\u00a0di ricerca, il contrario della irreggimentazione delle truppe cattoliche su alcune posizioni genericamente convergenti.<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><strong>\u00a0<\/strong><strong>Ci <\/strong><strong>v<\/strong><strong>ogliono luoghi di mediazione culturale<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Insomma, torna l&#8217;importanza della \u00abmediazione\u00bb\u00a0nella storia dei valori da raggiungere. In questi ultimi anni non si \u00e8 badato molto a questa esigenza. Di fronte alla \u00abdiaspora\u00bb politica dei cattolici, la gerarchia si e intestata di fatto il compito di guidare l&#8217;unita sui valori essenziali (cosa sacrosanta), ma si e anche\u00a0spinta essa stessa a compiere mediazioni legislative\u00a0di alcuni valori (cosa meno fisiologica, e anzi un poco rischiosa). Si pensi alla questione della fecondazione assistita: la legge 40 difesa dalla presidenza della Cei era una mediazione tra le tante possibili. Il che ha pericolosamente esposto in pubblico la gerarchia, ha creato contraccolpi e accuse di clericalismo di ritorno, ha anche mortificato il ruolo dei laici cattolici in politica. Occorre invece moltiplicare i luoghi dove\u00a0si costruisca in modo collettivo, corale, partecipato,\u00a0una attitudine al \u00abpensare politicamente\u00bb, come diceva Giuseppe Lazzati. Senza confondere quello che \u00e8 libera ricerca e capacit\u00e0 di correre i propri rischi\u00a0sulle questioni opinabili (che in politica sono molte!)\u00a0con il \u00abrelativismo\u00bb. Dove sono questi spazi? Riviste, centri culturali, universit\u00e0, fondazioni? Tutto \u00e8 stato\u00a0accentrato nel cosiddetto \u00abprogetto culturale\u00bb cristianamente ispirato, che per\u00f2 ha avuto il limite di essere\u00a0troppo centralizzato. Del resto se sul \u00abquotidiano dei\u00a0cattolici italiani\u00bb, cio\u00e8 \u00abAvvenire\u00bb, si sente sistematicamente\u00a0una voce sola, come si fa a percorrere le strade\u00a0del confronto, del dibattito, della sana mediazione culturale?<\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li><strong> Ci <\/strong><strong>v<\/strong><strong>uole un<\/strong><strong>&#8216;<\/strong><strong>anali<\/strong><strong>s<\/strong><strong>i <\/strong><strong>s<\/strong><strong>i<\/strong><strong>s<\/strong><strong>temica della politica<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>In ultima analisi, poi, occorre considerare quello che\u00a0si muove concretamente nello scenario politico. Per collocarsi, prendere le misure, scegliere le opzioni\u00a0possibili. La politica \u00e8 concretezza; tempo e spazio.\u00a0Ogni scelta nuova presuppone un&#8217;analisi previa della\u00a0realt\u00e0. E il sistema politico italiano viaggia da quindici\u00a0anni sulla via di un bipolarismo, zoppo quanta si voglia, ricco di imperfezioni e discutibilissimo, ma\u00a0altrettanto apparentemente privo di alternative reali\u00a0nel breve periodo. Sicuramente siamo in una fase di\u00a0ristrutturazioni delicate della destra politica (e parzialmente anche della sinistra). Dove si collocherebbe\u00a0la nuova stagione dell&#8217;impegno cattolico? Non si pu\u00f2 illudersi con vaghi discorsi sulla critica dell&#8217;attuale\u00a0schema bipolare e sulla necessit\u00e0 di risuscitare un\u00a0qualche \u00abcentro\u00bb politico, di poter modificare magicamente le cose. Non \u00e8 detto che si debba assecondare senz&#8217;altro la tendenza della storia, ma per contrastarla occorre esserne lucidamente consapevoli e mettere in campo pazienza, creativit\u00e0,\u00a0discernimento, risorse organizzative e di comunicazione. Tutto questa va pazientemente discusso, non si pu\u00f2 dare per ovvio, se si vuole che la retorica della \u00abripresa\u00bb di una nuova generazione di cattolici in politica abbia qualche senso.<br \/>\nProspettive 134,<br \/>\n4\u00b0 trimestre 2010<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Incontro con Guido Formigoni \u00a0 Negli ultimi mesi appare insistito il richiamo\u00a0all&#8217;esigenza di nuovi e coerenti impegni in politica\u00a0di laici cattolici. Ha cominciato papa Benedetto\u00a0XVI a Cagliari nel settembre del 2008, parlando di\u00a0\u00abuna nuova generazione di laici cristiani impegnati,\u00a0capaci di cercare con competenza e rigore morale\u00a0soluzioni di sviluppo sostenibile\u00bb. 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